Ho visto terra e radici – L’Etiopia, fra Massaja e gli Altri

 

Piovà Massaia e Asti

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HO VISTO TERRA E RADICI – L’ETIOPIA, FRA MASSAJA E GLI ALTRI

Recitazione di Saba Anglana

Testo di Cristina Sertorio

Regia di Marco Gobetti

In collaborazione con il Progetto culturale della Diocesi di Asti

temi della drammaturgia
a cura di Saba Anglana e Cristina Sertorio

Fogli persi. Memoria che torna due volte: un’autobiografia scritta a memoria da un vecchio missionario e la Storia che prima la nasconde e poi la restituisce. Una vite da piantare nelle terre di Etiopia, perché non manchi il vino da messa. E piante, tante, da scoprire, da usare, da riconoscere. La terra. Il piede lascia l’impronta. Non si è mai abbastanza leggeri. Dal Cardinale a noi, da quell’Etiopia a quella di oggi. Quali sono i nessi. Niente è a caso. E così avviene l’incontro. Come i semi portati dal vento.

Con un salto temporale di un secolo e mezzo indietro, raccontiamo il viaggio di un essere umano mosso dalla scienza e dalla fede, che penetra una terra sconosciuta e lontanissima per evangelizzarla, finendo poi per esserne a sua volta conquistato.

Il cardinal Massaia portava con sé in Etiopia le sue conoscenze in fatto di guarigione del corpo e dell’anima. Ha trovato in questa terra le piante con cui ci si curava da secoli e una spiritualità profonda, che faceva di quella terra il baluardo della cristianità nel continente africano. Per rendere utile la sua missione ha dovuto mettere a disposizione le sue nozioni e le sue scoperte, così generando un’altra scienza, un’altra fede, una terza via nel territorio dell’incontro e dello scambio.  La lezione di umiltà e arricchimento che ne ha ricevuto ha fatto sì che egli indicasse una strada per il futuro. Il rispetto e la sacralità dei luoghi e delle storie dei popoli.

In un’epoca in cui il sentimento del sacro ha esaurito la sua forza, sostituito completamente dalla religione del denaro, e a centocinquanta anni di distanza, ci si chiede se quella lezione è stata appresa. Siamo in grado di creare orizzonti, sentieri capaci di orientare i popoli e le scelte dei governi fuori dal guscio del paradigma della colonizzazione, soprattutto ora che è chiara la fine dei destini singoli a favore di una rete complessa di destini interconnessi, in cui non possiamo sentirci estranei e non coinvolti rispetto a quello che succede anche lontano da noi?

La Storia è una grande maestra apparentemente senza allievi: per questo è importante tornare ad imparare dalle storie degli altri, vale la pena ancora raccontare l’esperienza di chi ci ha preceduto e costruire così ponti tra il passato e il presente.

In questo caso, a proposito di ponti, se a metà dell’ottocento il Cardinale inaugurava il suo viaggio in una terra sconosciuta come l’Etiopia, il presente è invece rappresentato dal viaggio di conoscenza di Saba Anglana nella terra dei nonni: una ulteriore penetrazione geografica, un ulteriore percorso di scoperta.

I due viaggiatori hanno dovuto misurarsi con l’idea dell’altro. Saba Anglana, pur avendo origini etiopi, ha sperimentato l’alienazione in terra d’Etiopia. Entrambi hanno appreso dall’esperienza sul campo. Un’esperienza che parte dalla nozione di Natura e dal rispetto che essa impone e approda alla comprensione delle tradizioni e della complessità della storia degli esseri umani.

realizzazione

Spazio – Lo spettacolo, per la sua estrema duttilità di allestimento, può essere realizzato in qualunque spazio: dalla sala al piccolo e grande teatro, alla piazza. La peculiarità di questo spazio deve essere semplicemente quella di poter consentire una partecipazione significativa da parte del pubblico, affinché esso possa riconoscersi quale co-protagonista dell’accadimento.
Luci e audio – La fonica dovrà ottimizzare ed esaltare l’intreccio fra timbri sonori differenti (voce e strumenti musicali). Le scelte lumino-tecniche, realizzate di volta in volta, a seconda delle caratteristiche e delle dotazioni tecniche dello spazio messo a disposizione, mireranno a sfruttare gli elementi anche “poveri” di tale spazio, calibrandone l’utilizzo in funzione semantica, in sintonia con l’essenzialità dell’intera messa in scena. Il fine di questa scelta è quello di valorizzare l’azione spettacolare e lo spazio in cui avviene, determinando in modo estemporaneo un costante impulso evocativo. In questo senso, il progetto luci e audio prevede l’adattabilità alle situazioni logistiche più disparate.

in collaborazione con il Progetto culturale della Diocesi di Asti